Sabato 23 novembre 2002, Il Resto del Carlino

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IMMOBILI / Volano i prezzi nelle grandi città

Non c'è crisi che tenga: il 'mattone' fa più 10%

L'Osservatorio di Nomisma è convinto che il mercato crescerà ancora l'anno venturo.
In cinque anni una rivalutazione del 35%, ma siamo ancora sotto i picchi del 1992
Una vera e propria corsa alla qualità abitativa.

BOLOGNA, - Inutile nasconderlo, gli italiani amano il mattone, vogliono la prima casa, poi magari una casa più bella, poi quella per i figli e magari quella per le vacanze. E in questi ultimi quattro, cinque anni, hanno ripreso a comprare: di tutto e senza fermarsi di fronte ai prezzi crescenti. A confermare lo stato di buona salute dei mercato è l'Osservatorio immobiliare di Nomisma col terzo rapporto sul mercato dei 2002. Gualtiero Tamburini, direttore dell'Osservatorio, non ha dubbi: «La corsa dei mercato continua - dice - con un incremento medio dei prezzi nel corso dell'anno del 10%; non ci risulta, inoltre, che stia per iniziare una fase di ripiegamento. Piuttosto, nel 2003 la corsa rallenterà con una crescita tra il 3 e il 5 percento».
Il quadro nero dell'economia italiana e mondiale non sembra aver intaccato per nulla la propensione all'acquisto di abitazioni e immobili. In un anno gli aumenti medi nelle grandi città sono stati del 10 per le abitazioni, dell'8.9 per gli uffici, dell'8.2 per i negozi e dei 6.6 percento per i capannoni industriali. In quattro anni gli immobili si sono apprezzati del 35% in valori medi nominali (+23% a prezzi costanti).
«L'unico dato che cala di qualcosa - spiega Tamburini - è quello sulle compravendite, meno 1.86 percento a 677 mila contratti. Tutti gli altri indici, tempi medi di vendita molto bassi, sconti modesti, quasi inesistenza di rimanenze, parlano di un mercato che cresce».
Tamburini è convinto che ci sia ancora spazio per un aumento dei prezzi «visto che il ciclo negativo dei mercato è finito solo da quattro anni e i prezzi sono ancora sotto i massimi, raggiunti nel '92, di almeno il 5 percento»,
E contrariamente all'inizio, degli anni '90 i tassi di interesse sui mutui sono molto bassi, alimentano la domanda e c'è molta liquidità. Secondo Nomisma non regge neppure l'interpretazione dell'attuale boom immobiliare come 'rifugio' dopo le scottature in Borsa: «Non credo che un rilancio dei mercato mobiliare possa cambiare le cose - afferma Tamburini - in quanto durante i massimi di tre anni fa in Borsa il mercato immobiliare era già in buona salute». Il settore abitativo sta intanto assumendo caratteristiche più articolate. Su 700 mila acquisti, 200 mila sono di abitazioni nuove e 500 mila per un miglioramento di condizioni. Insomma, così come non vogliamo più fare i lavori untili, non vogliamo più abitare neppure in case modeste. Cerchiamo la qualità, nell'ambiente come negli alloggi. E a quanto pare siamo disporti a pagarla, anche salata.

di Marco Montaguti

Focus
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La predilezione degli italiani per il 'mattone' si è dimostrata una scelta vincente. Le case dal 1965 ad oggi - osserva il vicedirettore di Bankitalia Pierluigi Ciocca sulla rivista «Bancaria» - hanno reso in media il 5% reale lordo annuo. Come le azioni, mentre i Btp si sono fermati al 2%. In uno scenario di bassa crescita «la prevalenza della proprietà immobiliare su quella finanziaria ha dei vantaggi»: l'incremento dei prezzi degli immobili, infatti, «concorre a far sì che sui consumi l'effetto ricchezza degli immobili compensi quello negativo delle azioni».


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