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06/07/03 n.1

D: 1. Da parte di un gestore ho ricevuto una proposta di collegamento veloce ad internet attraverso una rete in fibra ottica. Poiché tale collegamento mi interessa ma comporta dei lavori di cablaggio da eseguire tanto nel mio appartamento che nelle parti comuni, vorrei sapere quali sono i miei diritti.

Risponde: Avv. Maurizio Malaguti
A tutt'oggi la normativa vigente per le installazioni delle reti e dei collegamenti è costituita dagli artt.231–239 D.P.R. 236/73 (T.U. in materia di telecomunicazioni) richiamate dal successivo D.P.R. 318/97.
Il caso in questione è specificamente previsto dall'art. 232 che dispone che "Negli impianti di telecomunicazioni di cui al precedente art.231 1° c., il proprietario o il condominio non può opporsi all'appoggio di antenne, di sostegni, nonché al passaggio di condutture, fili o qualsiasi altro impianto nell'immobile di sua proprietà occorrente per soddisfare le richieste di utenza degli inquilini o dei condomini.

Secondo l'opinione dominante si tratta di una vera e propria limitazione legale della proprietà che si verifica tuttavia o in presenza di una dichiarazione di indifferibilità ed urgenza delle opere, o, come nel nostro caso, in presenza di una specifica richiesta di utenza e limitatamente alle esigenze relative al collegamento ed alla erogazione del servizio di uno o più proprietari od inquilini residenti nel palazzo. Tale limitazione tuttavia è sottoposta ad alcuni principi: in primo luogo (art.231) i fili e i cavi debbono essere collocati in guisa da non impedire il libero uso della cosa secondo la sua destinazione; in secondo luogo il proprietario o il condominio "non può opporsi" il che significa soltanto che deve sopportare la installazione ma ciò non implica alcun comportamento attivo ne alcun onere di spesa; in terzo luogo (art.6 d.p.r. 318/97) "l'installazione delle infrastrutture e delle apparecchiature deve essere realizzata nel rispetto dell'ambiente, della qualità estetica dei luoghi, adottando le soluzioni meno dannose per la proprietà privata ed i beni pubblici": questo significa che il gestore dovrà accordarsi con il condominio ove collocare gi impianti, quale soluzione estetica e quali soluzioni tecniche adottare in modo che non vi siano interferenze e disturbi fra il nuovo impianto e quelli già esistenti.

Passando alla specifica sfera condominiale, vediamo quindi che la soluzione da taluni suggerita di ricorrere all'art.1102 cc. (uso della cosa comune) è ritenuta ormai dai più inapplicabili visto che non si tratta di installazioni di impianto del singolo condominio bensì di apparecchiature di un terzo (il gestore) per cui si tende a ritenere che la questione vada appunto risolta da parte del singolo, il gestore ed il condominio dovranno contrarre le varie modalità di intervento ed il condominio dovrà assumere le sue decisioni in assemblea non essendo l'amministratore legittimo a concedere servitù o diritti di godimento personali sui beni comuni.

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webmaster: Stefano Roffi