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23/03/03 n.1

D: 1. È corretto che il mediatore richieda il pagamento della mediazione all'atto del compromesso senza attendere il buon esito del rogito? E qualora l'affare non si potesse concludere per problemi legati al venditore, l'acquirente deve comunque corrispondere la percentuale pattuita con il mediatore?

Risponde: Roberto Maccaferri, presidente FIMAA Bologna
L'art. 1755 del C.C. sancisce che il diritto del mediatore alla provvigione nasce nel momento in cui l'affare è stato concluso per effetto del suo intervento. La giurisprudenza è concorde nell'identificare la conclusione dell'affare con la sottoscrizione del contratto preliminare di vendita o compromesso. Quello è pertanto il momento, anche fiscalmente (perchè per il mediatore vige il principio della "competenza fiscale"), in cui matura il diritto alla provvigione. Con la sottoscrizione di tale contratto obbligatorio infatti le parti mettono per iscritto il contenuto degli accordi raggiunti con l'assistenza del mediatore, impegnandosi reciprocamente a fornire le prestazioni necessarie per la conclusione formale della vendita. È evidente che il mediatore, che ha favorito la conclusione dell'affare, da quel momento in poi non può incidere sulla volontà delle parti di adempiere a tutte le obbligazioni assunte con la firma del compromesso. È da escludere quindi che il diritto alla provvigione abbia una relazione con il buon esito del rogito. A prescindere da quanto detto in precedenza molti mediatori seguono le parti, svolgendo una funzione di coordinamento e di raccordo, favorendo in tal modo la normale conclusione del rogito. Merita di essere infine menzionato il caso di compromesso condizionato al verificarsi di un determinato evento. L'art. 1757 C.C. precisa a tal proposito che in caso di condizione sospensiva il diritto alla provvigione matura col verificarsi della condizione, mentre in caso di condizione risolutiva il diritto alla provvigione esiste indipendentemente dal verificarsi della condizione.

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